Allergia agli acrilati onicotecniche e nail artists 3

Allergia agli acrilati: cause, sintomi e test

L’acrilato è una sostanza chimica che si ottiene dal processo di polimerizzazione per formare materiali plastici. Tali composti sono frequentemente responsabili dell’insorgenza di reazioni avverse di tipo professionale a causa del loro ampio utilizzo in molteplici settori: in odontoiatria, nella chirurgia ortopedica, nell’industria grafica e dei prodotti cosmetici.

La dermatite allergica da contatto, che si manifesta dopo l’utilizzo di acrilati, è frequente nelle estetiste specializzate nella ricostruzione unghie, onicotecniche e nail artists.

Per quanto riguarda le unghie artificiali, la maggior parte delle reazioni associate al loro uso è provocata dalla colla e dai gel usati per attaccarle alla lamina ungueale.

Cerchiamo di capire cos’è l’allergia agli acrilati e come si manifesta. E soprattutto quali sono le categorie di persone maggiormente a rischio.

Cos’è un acrilato?

Gli acrilati sono, dal punto di vista chimico, una famiglia di polimeri, appartenenti alla categoria dei polimeri vinilici, costituiti da monomeri acrilati, cioè da esteri che contengono gruppi vinilici ossia due atomi di carbonio uniti tra loro da un doppio legame e legati direttamente al carbonio carbonilico. Gli acrilati nei loro stati monomerici sono molto irritanti e fortemente allergici. Gli stati polimerizzati degli acrilati sono, invece, relativamente inerti (non reattivi). Dunque, è bene evitare il contatto con il liquido, la polvere o la colla.

Dove si trovano gli acrilati?

Gli acrilati sono conosciuti con nomi diversi: metil metacrilato, acrilato di etile, 2-idrossietilmetacrilato (HEMA), dimetacrilato di trietilenglicole, glicole etilenico dimetacrilato, bisfenolo A Glicerolato, dimetacrilato (BIS-GMA), dimetacrilato di etilene, diacrilato di glicole trietilenico, etil cianoacrilato. Il metil metacrilato viene utilizzato in ortopedia per fibre, pellicole e inchiostri acrilici, adesivi e leganti a base di solventi e spray adesivi. Il 2-idrossietilmetacrilato (HEMA) è utilizzato in odontoiatria per inchiostri adesivi, lacche e materiali dentali; ma anche negli adesivi per ciglia finte e sopracciglia, nei rivestimenti in vetro antigraffio, nelle resine per vernici e nei leganti per tessuti e carta. L’acrilato di etile, o resina acrilica, si trova nella pittura, nei rivestimenti industriali, nel lattice, nella gomma acrilica e plastica, nei materiali per protesi, nei lucidi per pavimenti, nei sigillanti, nei lucidi per scarpe, negli adesivi, nei tessuti e nei rivestimenti di carta. Il dimetacrilato di glicole etilenico viene utilizzato per produrre bottiglie di bibite in plastica, materiali dentali, unghie artificiali, inchiostri da stampa, refrigeranti e antigelo per automobili.

Come si manifesta l’allergia agli acrilati?

Negli individui allergici a uno o più acrilati specifici, il contatto diretto con i monomeri acrilati produce la classica dermatite allergica da contatto. La dermatite è solitamente limitata all’area di contatto e può causare prurito, bruciore, orticaria e vesciche. Le dita e le mani sono solitamente le aree più colpite perché maggiormente a contatto con il monomero acrilato. In alcuni casi, l’eczema può verificarsi al di fuori del sito di contatto a seguito del trasporto di residui di monomero dalle mani ad altre parti del corpo come il viso (ad esempio, le unghie acriliche possono causare dermatiti sulle palpebre, sul viso o sul collo). Le particelle di polimero in polvere possono, invece, essere trasportate attraverso l’aria e causare dermatiti, gonfiore del viso, rinocongiuntivite e asma.

Chi è a rischio di allergia agli acrilati?

Chiunque può sviluppare un’allergia agli acrilati, ma ci sono alcune categorie professionali a maggior rischio:

  • dentisti e odontotecnici;
  • tipografi;
  • chi lavora il vetroresina;
  • estetiste, soprattutto quelle specializzate in ricostruzione unghie, onicotecniche e nail artist.

Come capire se si ha un’allergia agli acrilati?

L’allergia agli acrilati viene diagnosticata mediante l’esecuzione di patch test con lettura a 72 ore.

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